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Introduzione Tra i classici dell’animazione robotica giapponese degli anni ‘70, “Daiku Maryu Gaiking” è uno dei pochi titoli nel quale il quartier generale dei personaggi terrestri è stato fatto coincidere con una località realmente esistente. Il Faro di Omaezaki è il punto di riferimento al quale fa capo la finzione che, nella serie, associa la base segreta in cui è custodito il Drago Spaziale con il promontorio sul quale si erge il Faro, nel cui sottosuolo è stato ricavato il bacino artificiale che fa da punto di partenza e di arrivo in ogni missione dell’astronave terrestre. Sebbene la serie assegni a questo luogo un ruolo poco più che simbolico, conferendo alla base dei combattenti terrestri priorità d’interesse rispetto alla località che la ospita, nella realtà il Faro di Omaezaki ha una storia molto più meritevole di menzione di quanto si possa intuire episodio dopo episodio, che ne fa uno dei simboli del periodo da cui ebbe origine il Giappone moderno. Sulla Cartina Il Faro è situato sul promontorio di capo Omaezaki, nel distretto di Haibara (Prefettura di Shizuoka), dal quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato, compreso quello che è stato definito come uno dei 100 migliori tramonti visibili in Giappone, con il sole che, dall’autunno alla primavera, tinge di rosso il mare ed il cielo al tramonto ed all’alba. Il luogo è notevolmente apprezzato anche dai surfisti, che qui si danno appuntamento da Novembre ad Aprile, il periodo durante il quale la consistente presenza di venti provenienti da ovest accende le onde. La presenza di un fondale marino a carattere fortemente roccioso, con numerosi scogli, rende quest’area difficile per la navigazione, una condizione che nel passato è stata anche causa di tragedie marittime. Ieri... La storia del Faro di Omaezaki, da sola, si estende lungo un arco di tempo maggiore di quello entro il quale è iniziata e si è conclusa la guerra tra la Terra e l’Armata dell’Orrore Nero proveniente da Zela. Nel 1635, durante lo shogunato della famiglia Tokugawa, venne costruita una torre d’illuminazione (chiamata la torre Miobi) nello stesso posto ove si trova oggi il Faro. Si trattava di una struttura altra circa 3 metri, con una base quadrata di 3,6 metri per lato, il cui funzionamento era basato su una lampada ad olio che irradiava attraverso tre pannelli di carta oleosa posti sui tre lati della torre affacciati sul mare. Nonostante la sua utilità venisse continuamente compromessa dalle cattive condizioni atmosferiche ed i disastri in mare si ripetessero continuamente a Marzo e Settembre di ogni anno, quando i venti meridionali sono più forti, questa torre continuò a funzionare per circa 240 anni, fino alla seconda metà del 1800. Nel 1871 la torre venne dismessa e vennero iniziati i lavori per la costruzione dell’attuale Faro, dopo che il governo Meiji finanziò la costruzione di una serie di fari lungo le coste giapponesi allo scopo di contrastare eventuali minacce provenienti dagli Stati vicini. A capo dell’intero progetto venne chiamato l’ingegnere scozzese Richard Henry Brunton, raccomandato dai fratelli ingegneri David e Thomas Stevenson presso il governo giapponese. In soli 8 anni Brunton fece costruire circa 50 fari lungo le coste del Giappone, creò un apposito servizio all’interno dell’amministrazione giapponese e istituì una scuola di formazione per il personale addetto ai fari, che in seguito divenne l’Università di Yokohama: tutto ciò gli fece guadagnare il soprannome di “padre dei fari del Giappone”, nella costruzione dei quali Brunton combinò le conoscenze e le esperienze già maturate con la necessità di applicare a tali opere opportune misure di protezione contro i terremoti che affliggono una regione sismicamente attiva come l’arcipelago giapponese. Tra le sue opere vi è anche il Faro di Omaezaki, i cui lavori iniziarono nel Maggio 1872 e si conclusero due anni dopo, nell’Aprile 1874. Illuminato per la prima volta il 1° Maggio 1874, il Faro di Omaezaki utilizzava in origine una lente rotativa da 92 cm di lunghezza focale ed alta 2,59 metri, primo faro giapponese ad utilizzare un’ottica di questo tipo ed unico, assieme al faro di Kadoshima (Prefettura di Yamaguchi), a conservarne ancora un esemplare. Gli eventi della Seconda Guerra Mondiale danneggiarono il meccanismo di rotazione ed il supporto della lente, quest’ultimo sostituito da un supporto provvisorio che consentì al Faro il funzionamento negli anni dell’immediato dopoguerra. Nel 1949 i lavori di ristrutturazione del Faro di Omaezaki introdussero l’impiego, mantenuto tuttora, di due nuove lenti di Fresnel di 3° ordine, alte 1,57 metri e con una lunghezza focale pari a 50 cm, ed un nuovo meccanismo rotativo basato su un motore elettrico in bagno di mercurio. ...Ed Oggi A più di 130 anni dalla sua inaugurazione, il Faro di Omaezaki continua a svolgere regolarmente il suo prezioso lavoro, contribuendo in maniera decisiva alla sicurezza della navigazione nell’area ad esso assegnata. Nel 1981 venne realizzato il radiofaro di Omaezaki, capace di coprire con il suo segnale una distanza pari a circa 20 miglia nautiche (circa 37 chilometri), una portata simile alla portata ottica del Faro. Nel 1983 il Faro ha subito ulteriori lavori di conservazione, oltre all’applicazione di una serie di misure di rafforzamento dell’intera struttura in vista del terremoto Tokai, il grande evento sismico previsto in futuro nell’area del distretto omonimo (regione del Tokai-Nankai, Giappone centrale). Caratteristiche operative del Faro di Omaezaki Posizione: 34° 35’ 33’’ N, 138° 13’ 44’’ E Nella Serie
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Credits TESTO Japan Youth Hostels, Inc. – http://www.jyh.or.jp IMMAGINI 01,03,04: Japan Lighthouse Association – http://www.mmjp.or.jp/tokokai/ |
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